In ricordo di Stefano - Nostro Magister
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Stefano, il nostro Magister...
Uomo di cultura, capace di dare conforto con una semplice parola.
Adesso è arrivato quel momento. Lo smarrimento di non averti più accanto. E anche adesso ci servirebbe qualcuno che ci scriva bene le parole giuste...
Ti ringraziamo per gli anni passati assieme nella nostra comunità. Per aver condiviso i tuoi passi con i nostri. Hai raccontato le nostre esperienze sempre con dettagli e riflessioni mai banali, curate, attente a cogliere ogni aspetto.
Tu ci hai insegnato ad amare in silenzio. Noi ti siamo stati vicini in questa circostanza. In onore alla Promessa scout: RESTARE!
Anche quando fa male. Anche quando la gola si chiude. Non dimenticheremo mai la nostra uscita a Limone sul Garda. Lì, dove alcuni di noi hanno fatto la Promessa, che dice: "Aiutare gli altri in ogni circostanza".
Che non significa risolvere tutto. Ma non lasciare solo chi soffre. E ora, caro fratello, ricordando le belle parole di una canzone scout...
"Ah, io vorrei tornare anche solo per un dì, lassù nella Valle alpina, e là tra gli alti abeti e i rododendri in fior, di stendermi a terra e sognar".
Ciao Stefano.
Buona strada ⚜️
Messaggi di amici e di comunità vicine:
Le persone speciali non se ne vanno mai del tutto. Restano nelle storie che raccontiamo di loro. Nicolò
Che dolore!! Condoglianze alla famiglia e alla vostra comunità. Stefano era speciale
Non ho parole. Mi dispiace moltissimo. Un grosso abbraccio dal Masci VR 4.
Una grande perdita!!! Condoglianze alla famiglia e al Caldiero! Un abbraccio dal Vr 24.
Siamo vicini alla Comunità di Caldiero e alla famiglia per la grave perdita per loro e per tutti noi.
Un dolore immenso. Una persona eccezionale che aveva la capacità di coinvolgere con allegria e sapienza tutti noi. Un abbraccio alla famiglia alla sua comunità ed una preghiera. Buona strada Stefano
Condoglianze alla famiglia e alla comunità di Caldiero anche da parte nostra. Il VR 16 si unisce al dolore di quanti l'hanno conosciuto
Triste notizia, siamo vicini alla famiglia di Stefano e alla comunità di Caldiero nella preghiera. Comunità MASCI di Villafranca
Triste momento per tutti. Noi di Valeggio siamo particolarmente legati a Stefano per il pezzo di strada fatto insieme. Siamo vicini con la preghiera alla famiglia ed alla comunità di Caldiero.
Mi dispiace tanto per tutti voi. Quando un nostro fratello torna alla casa del Padre lascia un vuoto che toglie fiato ed energia a tutta la comunità, e non solo, soprattutto se la strada percorsa insieme è stata lunga e importante. Ti chiedo di trasmettere a tutta la comunità e alla sua famiglia le nostre più sentite condoglianze da parte mia e di Giancarlo. Un fraterno abbraccio a tutti voi (Dal regionale)
PER STEFANO
Ciao Stefano, ciao Magister adesso è arrivato quel momento che avevo condiviso con te poco tempo fa; lo smarrimento che avrei, avremmo sentito non avendoti più accanto e anche adesso che mi servirebbe qualcuno che scriva bene qualche parola giusta…, che faccio?
Ho pensato che per salutarti oggi avrei utilizzato le tue parole…in questi anni passati nella nostra Comunità e aver condiviso i tuoi passi con i nostri…hai raccontato le nostre esperienze sempre con dettagli e riflessioni mai banali, curate, attente a cogliere i vari aspetti dell’esperienza fatta e allora, io pesco da li….iniziamo
“… Per ogni età e per ogni fase di vita possiamo trovare opportunità e porte che si aprono a nuovi orizzonti… La mia partecipazione è stata un po’discontinua; c’è chi dice che la flessibilità sia una delle belle caratteristiche di questo gruppo. Non significa ovviamente impegno inaffidabile o presenza incostante, ma possibilità concreta che ognuno faccia quello che può in base alla propria disponibilità di tempo, e ai propri impegno familiari e lavorativi…
La vita in un gruppo, associativa, di volontariato, ci fa entrare nel cerchio della partecipazione ecclesiale a tutti i livelli e in qualunque forma… ci fa respirare con il polmone di un organismo che è più grande di noi e, proprio perché più grande di noi, è in grado di darci forza, energia, motivazione. Da soli non ce la facciamo, mentre se ci sentiamo parte di un disegno più grande tutto diventa più facile e bello… della necessità e dell’importanza di un senso di appartenenza, di una identità da tener presente e da non smarrire. Anche lo scoutismo, vissuto nel Masci può permetterci di non perdere di vista la nostra identità, il senso di appartenenza ad una Chiesa, ad un cammino, ad un disegno più grande di noi al servizio del mondo intero.
Essere adulto oggi non significa, a differenza di un tempo, vivere la stabilità, l’equilibrio, ma la capacità di adattarsi a nuove situazioni, la capacità di vivere esperienze sempre nuove, La capacità di affrontare ogni giorno nuove sfide… Siamo ad una svolta epocale. È mutata in occidente la maniera di considerare l’identità umana a partire dalla nascita fino alla conclusione della vita. Il cammino dell’esistenza è avvertito sempre di più nei suoi aspetti di problematicità che negli aspetti di speranza di fiducia nel futuro…
C’è bisogno di legami oggi. in un modo sempre più chiuso nell’individualismo, parcellizzato in mille segmenti, in esperienze di ogni tipo, in un mondo divenuto completamente soggettivo, per cui vale solo quello che uno decide valere per sé, senza alcun riferimento a proposte oggettive, occorre affermare la bellezza e il valore dell’appartenenza ad un gruppo, ad una associazione, ad un movimento … L’appartenenza è la nostra possibilità di salvezza quotidiana…
Per me è comunque un valore significativo poter contare su un gruppo di persone a cui far riferimento per un cammino di crescita, di formazione, di servizio. Un cammino fatto di esperienze condivise. Certo, ognuno prende quello che può. Fa’ quello che può. Ci sono tante difficoltà e ciascuno vive in tanti mondi. Il mondo della propria famiglia, del proprio lavoro, dei propri cari da assistere. Non sempre si riesce a far collimare tutto.
…. Questa appartenenza ha a che vedere con la realtà della Chiesa, una realtà formata da diverse individualità, da persone e gruppi da accogliere continuamente. Siamo movimento di scout cattolici. Uno dei movimenti che formano la variegata realtà delle realtà ecclesiali italiane.
Non si vive solo di quotidianità. Il cammino della vita ha bisogno di eventi, di momenti celebrativi, che vanno preparati, desiderati, aspettati magari anche con un po' di trepidazione rispetto alla loro riuscita. E gli eventi si stagliano, poi come luce per il cammino ordinario che portiamo avanti ogni giorno.
Un’Uscita è sempre una specie di sfida, soprattutto quando viene effettuata in una giornata uggiosa e piovosa. Difficile scommettere che da una giornata invernale possa nascere qualcosa di bello e di straordinario. Eppure può avvenire. Basta crederci. Basta superare i lacci che ci impediscono di uscire dal quotidiano problematico a cui siamo tutto sommato sempre tanto avvinti…
Ogni partenza è difficoltosa. Non si lascia con leggerezza il noto, il consueto, le sicurezze dell’abitudine per affrontare la novità, l’imprevedibile. Gli schemi che abbiamo messo a difesa del nostro presente non accettano volentieri di scontrarsi con l’ignoto, con la scommessa del futuro.
È in momenti come questi che siamo chiamati a guardare avanti (al futuro) senza dimenticare ciò che ci sta dietro e che fa parte del nostro bagaglio.
Partire richiede coraggio e forte determinazione.
Quanto i luoghi sono importanti! Per la riuscita di un qualunque avvenimento, compresa la nostra Uscita. Non si tratta di semplici scenari, chiamati a fare da sfondo a fatti e discorsi. Molto spesso un avvenimento importante, destinato a mutare il corso degli eventi storici, viene ricordato proprio dal nome della località in cui si è svolto. Pensiamo ai trattati di pace, ai discorsi o agli incontri che hanno segnato svolte importanti: spesso vengono ricordati proprio con il nome del luogo in cui si sono svolti
Sono località, paesi, ambienti antichi, belli ma vuoti, chiusi, in un certo senso desiderosi, come lo furono in passato, di essere riempiti della presenza di persone e di gruppi. Ci rendiamo sempre più conto che non ci mancano affatto le strutture, i luoghi, neppure i mezzi e le possibilità. Basta solo decidere di approfittarne. E gli ambienti di tante parrocchie o vecchie realtà ecclesiali si stanno svuotando sempre di più. La sfida, l'opportunità, è continuare a tenerli vivi attraverso l'azione di nuovi gruppi, di nuove attività. Sapendo bene che ogni struttura, anche la più antica e la più elegante, è stata concepita in funzione delle persone, in funzione di un cammino comunitario
Il Masci è uno dei gruppi di adulti che ha la pretesa di dare continuità nel presente a questo ricco bagaglio che ci precede.
Come molto spesso succede, si può dire che le cose aumentano di valore quando cominciano ad assumere lo spessore della consuetudine. Un fatto sporadico può avere valore, come esperienza forte, ma ne ha ancor di più quando ad esso ne fa seguito un altro e poi magari un altro ancora….Ca’Fornelletti.” luogo a te caro, “una casa messa a disposizione della comunità per mostrare che è possibile un modo diverso di impostare la vita, i rapporti sociali e comunitari da quella delle implacabili regole e necessità del mercato. Una casa aperta soprattutto al diverso e al povero, in cui le mura e le recinzioni hanno un valore solamente formale…. Già questo è il primo insegnamento per noi gruppi Masci: avere una visione, saper guardare al futuro (ideale, fede) e nello stesso tempo saper inventare e concretizzare gesti e segni concreti nel presente (creatività, laboriosità): il risultato è uno straordinario processo di fecondità che continua nel tempo.
…Non ci può essere partecipazione senza ACCOGLIENZA. Si accoglie sempre. Si accoglie l’altro, le proposte che ci vengono fatte, se ci è possibile farlo e arricchendole continuamente del nostro particolare apporto… incontro con l’Altro, che non è necessariamente l’amico, il simpatico, colui che condivide i nostri ideali. Un incontro con l’altro purificato proprio dalle asperità, dalle difficoltà che si incontrano. L’altro per sua natura è fatto per scomodarmi, per rompere i miei schemi, all’altro deve essere fatto posto. E per fargli posto devo in qualche modo privarmi di qualcosa, farmi da parte.
...Un approccio sbagliato, vissuto in maniera improvvisata e frettolosa, può far desistere dal continuare, mentre al contrario un approccio calmo, riflessivo, disponibile può essere l’inizio di qualcosa di importante…”e, cito: “un Pastore alla ricerca dei volti. I volti di chi ci sta accanto, del nostro prossimo con il quale siamo chiamati a condividere la nostra vita. Non si vive e non ci si salva mai da soli. Siamo sempre tutti sulla stessa barca. Insieme tra diversi, tra persone audaci, disposte ad accogliersi l’un l’altro come dono superando il muro di diffidenza e di paura che ci separa. Andare incontro all’altro, a chi non si conosce, è segno di audacia e di coraggio. Lo si fa perché animati da un ideale, da una fede comune…. Non dovremmo mai dimenticarcelo!
La strada per gli scout, rappresenta il luogo del Cammino, che ci invita a non fermarci mai per essere persone vive. Le esperienze di fatica e di sudore diventano in qualche modo memorabili. Pensiamo alle esperienze estive: ai campi, soprattutto alle routes.
E in questo cammino - di crescita, di evoluzione, di mutamento, di ricerca di nuove possibilità – tante persone sono cadute. Non rifletteremo mai abbastanza su quanto la strada rappresenti una realtà drammatica, dolorosa, dura.
“Dove la strada non c’è inventala”. Ci siamo detti; Non è poi tanto difficile inventare la strada. Basta mettersi a guardare la strada che altri hanno percorso. Ogni giorno troveremo infiniti motivi per aprirci allo stupore all’apprendimento.
… La strada esige coscienza vigile, concentrazione. Non si va avanti come autonomi, in maniera inconsapevole, con i paraocchi, semplicemente carichi di pesi da portare. La strada ha bisogno di attenzione e di capacità di scelta. Non si può dormire sulla strada e neppure vedere tutto, entrare in contatto con tutti. La strada non ha nulla a che vedere con il rilassamento e la sonnolenza della villeggiatura e neppure con la spasmodica ed entusiasta curiosità del turista. Strada è poter seguire un cammino, un itinerario che si riflette dall’esterno al nostro intimo. Noi siamo, diventiamo la strada che abbiamo percorso e percorriamo ogni giorno. Incontri, fatti, esperienze, suggestioni di ogni tipo diventano parte del nostro vissuto, ci permettono di crescere in continuazione fino alla statura dell’uomo perfetto, che poi è intimamente congiunto, per il battesimo, alla stessa persona di Cristo, come dice San Paolo.
…alla fine non siamo noi ad indirizzare il cammino, per quanto sia ben fatta la nostra organizzazione logistica, al contrario è lui, il cammino a realizzarsi in noi, in modi e forme inaspettate e gratuite…camminare vuol dire rendersi conto come l’umanità sia differente a seconda di dove sia stata chiamata a vivere e a svilupparsi. eppure le differenze culturali e linguistiche per il pellegrino non sono ostacoli all’incontro sono come ponti. Il pellegrino prosegue sempre disarmato portando con il suo atteggiamento solo segnali di Pace; scucita sentimenti di accoglienza, voglia di condivisione, di conoscenza di altri luoghi, voglia di parlarsi. Uno zaino, un bastone, dei panini che qualcuno ha imbottito per noi, una bisaccia per raccogliere i segni del cammino, come segni utili per ricordarci quanto lo Spirito può operare in noi; chi cammina è sempre un uomo, e una donna animata dallo spirito. Non a caso lo scout e per secoli prima di lui il pellegrino, ha fatto della strada, del cammino la sua spiritualità, l’ideale e il ritmo profondo di tutta la sua Vita…Veramente una vita intera, per quanto lunga e intensa, non è sufficiente per farci conoscere un frammento di quanto esiste!
Avvolte il cammino per noi adulti è diventato più faticoso, difficile ma è importante sentirne ancora l’importanza e la nostalgia…giunti ad una certa età si ha bisogno di effettuare soste più numerose e magari trovare un posto dove poter sedersi e riprendere le forze, nella consapevolezza che anche le soste fanno parte del cammino.
Affermare il desiderio di riappropriarsi del proprio tempo, delle proprie forze del proprio corpo per dedicarsi solamente a sé stessi. Il non far niente come possibilità contrapposta ad essere costretti ad affannarsi in mille faccende; nel Vangelo, su un piano molto più elevato, troviamo un riferimento di fede a questo discorso nell’episodio di Marta e Maria; Marta è affaccendata nei preparativi, ma è Maria che si è scelta la parte migliore, vale a dire la possibilità di ascoltare la parola del Maestro. Il non far niente, l’ozium, è una possibilità che non è sempre possibile, un lusso, una libertà e una Grazia; è l’occasione in cui è possibile sperimentare e vivere la gratuità e magari, mettersi all’ascolto della parola del Maestro in qualunque modo possa rivelarsi.
Ritrovarsi sotto un cielo stellato…che senso fa l’oscurità e il silenzio che in esso regna; un’oscurità a cui non siamo più abituati e che a tratti ci fa paura e che ci sorprende ogni volta che ne facciamo esperienza. Porto con me il gusto, l’assaggio del cielo stellato con la percezione della infinita grandezza in cui la nostra piccolezza è immersa. Abbiamo bisogno di alzare gli occhi al cielo, magari in una notte d’estate. Magari al mare o attorno ad un laghetto alpino.
Se diciamo che lo scout adulto è sempre in formazione lo è soprattutto e principalmente nella dimensione più intima di questa, vale a dire nella propria ricerca e nel proprio incontro con Dio… Un po’ come il monaco che, prima di ogni altra cosa, - ce l’hanno ricordato in più modi gli incontri avuti con i monaci di Pra d’Mill - è un cercatore di Dio. E la preghiera è il modo, il luogo in cui avviene questa ricerca e questo incontro. La preghiera dice che Dio lo si è trovato e lo si può trovare ma proprio per questo è sempre ancora da trovare. Le preghiere liturgiche e il canto dei salmi che scandiscono le ore della giornata del monaco dicono questo desiderio di mostrare quanto la vita umana possa acquistare un senso straordinario quando si apre al dialogo con l’Assoluto. I discepoli chiedevano a Gesù che insegnasse loro a pregare…. Ci si appassiona alla preghiera, come ad ogni cosa, non perché qualcuno ce lo impone, ma perché si vede che chi prega è veramente felice, realizzato come persona. … dalla preghiera traeva realmente nutrimento per tutta la sua Vita…
"Con l'aiuto di Dio prometto sul mio onore di fare del mio meglio per compiere il mio dovere verso Dio e il mio paese, per aiutare gli altri in ogni circostanza, per osservare la legge scout".
È un'esperienza significativa partecipare al rito della promessa di un adulto. L’uniforme non rende meccanicamente, magicamente uguali. L’uniforme ci rende uguali tutti nella dignità di una comune chiamata e di un comune servizio, secondo le possibilità personali di ciascuno. Ma ognuno arriva a questo servizio con il suo carico di qualità, di limiti, di storie che sono assolutamente originali.
Perché? La partecipazione al Masci (e prima ancora all’Agesci, per alcuni) sicuramente è per tutti una grazia straordinaria, un dono del Signore, una occasione per crescere ed arricchirci enormemente. È un modo per dare valore alla nostra vita, alla luce della fede e nel servizio concreto ai nostri fratelli. Un modo per essere una presenza significativa nel mondo.
Lo scoutismo è trapasso di nozioni. Ma la vita, in fondo, è tutta un trapasso di nozioni. Siamo vasi comunicanti che ricevono in continuazione per dare poi a nostra volta…. È la testimonianza che l'ideale scout può veramente avere valore per tutta la vita.
La promessa per lo scout è un momento di luce a cui può far ritorno in ogni momento della sua vita, per un adulto poi ha un significato ancora più profondo perché parte da una consapevolezza molto maggiore della propria responsabilità. C’è una promessa fondamentale e che vale per tutti: è quella del proprio battesimo, fatto proprio in modo consapevole con la confermazione. Ciascuno deve vivere il proprio battesimo, vale a dire il proprio impegno di appartenere in qualche modo a Cristo e di testimoniarlo con la propria vita. La promessa ha senso perché si intende la propria vita all’interno di un progetto di fede e di servizio.
Insomma la nostra Vita, la nostra realtà, la famiglia, il lavoro, la città che ci portiamo dentro e che è fuori di noi e nella quale siamo tutti immersi, deve essere vista innanzitutto con uno sguardo positivo, ottimista, costruttivo e partecipato. È lo sguardo di Dio dopo ogni atto della Creazione: “E Dio vide che era cosa buona”. L’Unico Maestro ci ha permesso di comprendere che noi possiamo continuare “a fare meraviglie, con le nostre mani, i nostri piedi, con la nostra creatività perché Lui è il solo nostro primo maestro”. Lui agisce prima di noi e ci prende per mano.
Appartenenza è sapere che non esiste solo l’ambito dei propri problemi individuali o familiari. C’è la possibilità di aprirsi sempre di più ad esperienze più ampie…La partecipazione avviene in base alle possibilità e il tempo che ognuno ha. Ed è importante partecipare a qualcosa, non importa quale gruppo o quale movimento. Già questo è un passo importante per l'agire politico.
Siamo all’Arena di Pace... “Siamo un numero consistente, ma piccolo rispetto alla grande massa. Anche questo fa' riflettere. Non è la totalità che conta, ma l'essere un numero cosciente e motivato e per questo capace di essere segno e testimonianza…. Perché la Pace non va vista prima di tutto come un problema ma come una risorsa, come un valore. E siamo qui oggi per vivere un momento di incontro, per riflettere e denunciare, ma soprattutto per fare festa. I piccoli gruppi formano un grande numero. L'organizzazione di questo evento non è stata affidata alle grandi organizzazioni, ma è partito dal basso…. Il mondo della pace si ritrova piano piano. Confluisce nella grande piazza da ogni via e vicolo del centro storico. Tanti ruscelli che sfociano nel bacino a formare il lago…Ci sono le guerre che nessuno sembra essere in grado di fermare in nome di un realismo senza speranza per cui la guerra può finire solo quando l’invasore, il cattivo, il responsabile, è fermato e sconfitto. Ma c’è nel mondo il polo opposto, il positivo. Si tratta del polo della PROFEZIA, DELLA VOGLIA E POSSIBILITA’ di fare una narrazione diversa da quella che siamo soliti sentire ogni giorno.
Ci sono molti ragazzi più piccoli presenti con i loro genitori. E anche questo è un segno molto importante. I ragazzi possono crescere educati prima di tutto dalla famiglia nel terreno fertile della solidarietà e dell'incontro tra i popoli. … Persone che hanno concluso la loro fatica quaggiù e che hanno passato ad altri la staffetta che era nelle loro mani. Il fatto che avvengano eventi come questo nonostante loro non ci siano più sta ad indicare la forza di quello che ci hanno trasmesso. Un maestro lo si vede soprattutto dall'eredità, morale e spirituale, che lascia alla sua morte. E allora diventa più vivo e attuale di prima. Basta pensare a Gesù che muore e poi risorge.
“La comunità Masci incontra la comunità delle api”. Avremo proprio tanto da imparare da questi animaletti, come singoli e come comunità. L’attività umana contribuisce a rendere più bella la creazione, ogni opera bella ha bisogno di cura, di attenzione.
La vita delle api non è una cosa da raccontare, ma da vivere. Un mondo che si conosce a mano a mano che vi si entra dentro. Ci sono cose che non si possono spiegare. Ritorna il metodo dell’“imparare facendo”. Vogliamo conoscere tante cose. Ma talvolta è solo per curiosità, per snobismo, per stare al passo con le mode. Si impara veramente solo mettendosi dietro a qualcuno, in silenzio e con umiltà.
L’approccio va preparato sempre con cura e vissuto con circospezione, prudenza e umiltà. Siamo di fronte a qualcosa e a qualcuno che non conosciamo…… Per questo è indispensabile preparare adeguatamente l’approccio… quanto c’è da imparare per ogni tipo di relazione. Il mondo umano affiancato al mondo delle API nel segno della laboriosità. In questo noi siamo completamente diversi dalle API: loro sanno già quello che devono fare, ognuna è programmata dall’istinto a svolgere il proprio compito nel grandioso disegno della Natura, noi invece dobbiamo faticare e sforzarci per farlo, per apprendere e per fare la nostra parte. Per noi non è affatto naturale lavorare assieme, ma quando ci riusciamo ci accorgiamo di quanto sia bello. relazione futura, la riuscita di un’Impresa.
Oggi abbiamo imparato un termine nuovo: Sciamare
…Sciamare bisogna!
Le Api sciamano perché sono costrette a farlo, per il sovraffollamento dell’arnia, per trovare migliori condizioni di vita, per continuare a vivere e a progredire altrove …
Sciamare è il movimento di chi cerca un altro luogo, perché la vita non può essere identificata con un luogo, anche se ha sempre bisogno di un luogo per svilupparsi
Uscire bisogna, verso nuovi posti, verso le periferie del mondo, le periferie esistenziali.
Quanto le periferie sono simili agli insetti che vivono la sciamatura. Decine e decine di migliaia di esseri umani costretti a vivere in un territorio angusto, con servizi carenti.
Non si è felici da soli. La ricerca della felicità non è un moto individuale, ma uno sforzo collettivo, anche se ciascuno pensa in primo luogo a sé stesso, e poi alla propria famiglia e, poi, ancora al clan, al proprio gruppo. Non siamo tanto differenti dagli insetti, dalle api. Anche se siamo ben lontani dalla loro capacità di generare e di produrre. E di vivere in armonia. Papa Francesco parla di “chiesa in uscita” inviata alle periferie del mondo, alle periferie esistenziali. Francesco: profeta inascoltato, osteggiato, attaccato. A riflettere su chi non vuole mai muoversi dalla sua posizione, su chi vive abbarbicato ai propri interessi, al proprio passato, totalmente contrario ad ogni segnale di novità.
Sciamare bisogna!
Assieme ad altri. Fratelli e sorelle con cui si condividono radici e valori. Sciamare per fondare nuove colonie, per trapiantare la stessa vita in luoghi differenti, vicini e poi sempre più lontano.
Nuovi quartieri, nuove presenze arrivando a mescolarsi incessantemente con altri popoli, altre razze, altre culture.
Sciamano gli insetti e sciamano anche gli umani. Nell’incessante, rischioso, faticoso, viaggio della vita.
Come lo sciame manda avanti le api esploratrici alla ricerca di un posto adatto, anche noi sciamiamo al seguito di altri che ci hanno preceduto, altri più intraprendenti, più coraggiosi, più forti, portati a vivere la missione delle avanguardie, degli esploratori, dei mediatori culturali, degli ambasciatori. Non si tratta di un compito facile. Lasciare il noto per inventarsi un nuovo mondo che possa andare bene non solo per sé stessi ma anche per tutti quelli che li seguiranno. È un compito al quale il gruppo deve destinare le persone migliori. Queste persone hanno aperto teste di ponte, hanno fatto di sé stesse dei ponti per permettere il passaggio degli altri. Per permettere l’incontro, l’entrata in un mondo differente. Si tratta delle persone che hanno permesso ad un mondo ostile di diventare più amico, ad un mondo sconosciuto più famigliare. La nostra opulenza odierna, le nostre attuali sicurezze, i nostri punti di riferimento, si fondano sulla precarietà, sull’essenzialità, sul coraggio di chi ci ha preceduto.
Chi scrive è arrivato da poco a Caldiero e non ha trovato alcuna difficoltà ad inserirsi e ad essere accolto. Ma quante persone vivono dentro i confini amministrativi del nostro paese senza sentirsene in alcun modo parte? Mi sembra che la sfida vada in questo senso: non si può volgersi semplicemente al passato. “Chi mette mano all’aratro e poi si volge indietro non è adatto al regno di Dio” (Lc 9,62). Occorre, pure, guardare avanti, al futuro. E il futuro è fatto di integrazione, di incontro tra razze e popoli diversi. È fatto della necessità di saper accogliere chi è diverso e di saper dialogare con lui. Questi sono i segnali del mondo nuovo e tutto da costruire, verso il quale siamo incamminati.
MAGISTER:…
Quanto è pesante questa parola! Ma siamo magistri o responsabili perché prima siamo discepoli.
Responsabili nei confronti di altri, dei nostri fratelli, delle nostre comunità delle nostre parrocchie, perché prima (ovvero oggi) qualcuno si è preso cura di noi. La dinamica mai scontata, eppure a pensarci tanto semplice, della vita cristiana, della vita delle nostre comunità è sempre questa.
…Noi siamo un po’ come i discepoli di Emmaus: abbiamo il Risorto al nostro fianco ma non lo riconosciamo, almeno non immediatamente. L’esperienza dell’incontro con il Risorto, della vita cristiana, non è una cosa naturale, immediata, è possibile se si cambia registro, se ci si lascia convertire. Lui, il Risorto, cammina al nostro fianco (il tema del cammino, della strada) e ci stimola a venir fuori dal nostro guscio, a presentarci, a raccontarci, ovvero a dire con le nostre parole disilluse, stanche, e forse demotivate, quello che è successo. … Il Risorto viene riconosciuto a tavola, allo spezzare il pane. E in quello stesso momento scompare. Ma non poteva essere diversamente. I due fanno ritorno a Gerusalemme. Ritornano da dove erano partiti, non scappano più. Ritornano come missionari, come annunciatori ad incontrare “gli Undici e gli altri che erano con loro”. E a raccontare loro “come avevano riconosciuto Gesù allo spezzare il pane”. Annunciano quello che hanno visto, quello che hanno capito, non da fanatici, da esaltati, ma da umili discepoli coinvolti in una bella esperienza. Poche parole, pochi movimenti con i quali l’evangelista Luca sintetizza il nascere stesso della Chiesa. È questo dunque il senso del nostro esserci ritrovati oggi: vivere un’esperienza di Chiesa, di comunità a partire dalla luce del Risorto.
E allora, fratello caro, ricordando le parole di una canzone della tradizione scout…
“Ah, io vorrei tornare anche solo per un dì, lassù nella valle alpina e là tra gli alti abeti e i rododendri in fior, distendermi a terra e sognar.”
Ciao Stefano
Silvana